Tutti i raggi d'Islanda
Iceland

Il diario di un incauto viaggio in bicicletta, percorrendo 1900 km in sella e tenda, fra fiordi, deserti, geyser, ghiacciai, inseguendo un'idea nata per caso, e alimentata in maniera piuttosto sconsiderata dal sottoscritto. Senza nessun allenamento o conoscenza tecnica, inizierò a pedalare, cercando con foto e parole di raccontarvi una 'nticchia della terra che calpesterò.

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Perchè noi stiamo con Christopher McCandless

By on Luglio 9, 2017

“Nell’andare in Alaska, McCandless sognava di esplorare terre sconosciute, scovare un buco nero nella mappa. Peccato che nel 1992 non ne esistessero più, né in Alaska, né altrove. Eppure Chris, con la sua stravagante logica, trovò un’elegante soluzione al dilemma: si liberò della mappa”

 

Jon KrakauerNelle terre estreme 

 

 

Quando il 21 Settembre 2007 uscì nelle sale statunitensi il film Into the Wild, la storia di  Christopher McCandless cominciò ad affascinare il grande pubblico cinematografico. L’irresistibile attrazione verso una vicenda dal sapore amaro, fonte più di interrogativi che di risposte, contornò negli anni successivi l’ascesa della storia, sino a renderla un’icona. Il nome di McCandless fu affiancato a quello di Kerouac, Chatwin, London, Thoreau, nomi che per lo stesso ragazzo significavano tutto. Cosa spinse un ventenne di buona famiglia, con un futuro roseo e già abilmente pianificato dal padre, a scrollarsi di dosso la propria vita? Perché scelse di tagliare di netto i rapporti con chiunque lo conoscesse, per tentare un’esistenza solitaria, lenta, dove l’avversità è all’ordine del giorno?

chris mccandlessPer quanti rivendicassero il gene del Wanderlust (Per chi non lo sapesse, è un termine che indica una sorta di “mal di casa” o “gene del viaggiatore”, oggi inflazionato e detestato dal sottoscritto), Chris divenne rapidamente un modello da seguire, ma a parte questa combriccola di hippie, giovani sconsiderati e poveri picchiatelli, il film divise nettamente il pubblico. Lo stesso destino, con una portata ridotta, aveva avuto il libro a cui la pellicola di Penn si ispira: chi condannava il dolore provocato dal ragazzo ai propri cari, chi lo considerava un incompetente, uno sprovveduto, un pazzo, o chi ne esaltava il coraggio e la determinazione.

Con un discorso un po’ contorto, ma cercando di toccare ogni aspetto della storia, arriverò a spiegare perché io rientri fra questi ultimi.

 

 

“Datemi la verità, invece che amore, denaro o fama. Sedetti a una tavola imbandita di cibo ricco, vino abbondante e servi ossequiosi, ma alla quale mancavano la sincerità e la verità; partii affamato da quel desco inospitale.”

 

Henry David Thoreau, Walden ovvero vita nei boschi

 

 

 

Per prima cosa, McCandless non era un incompetente. Resistette quattro mesi completamente solo, in Alaska, vivendo di caccia e di raccolta. Come ampiamente descritto dall’autore di “Nelle terre estreme”, e da quanti hanno investigato sugli ultimi giorni di vita di Chris, fu un episodio particolarmente sfortunato a decretarne la morte per inedia. Il ragazzo era debole e malnutrito, ma in buona salute e, probabilmente, prossimo ad uscire vincitore dalla sua sfida più grande, non fosse stato per l’avvelenamento dovuto a una particolare specie di pianta selvatica. Ma non approfondisco di più quest’argomento, per concentrarmi su altri aspetti della storia che mi stanno più a cuore.

 

Fantasie di grandi fughe, viaggi, o gesta memorabili, attraversano almeno una volta la mente di tutti noi, anche di chi si ritiene già soddisfatto della propria esistenza. Perlopiù si tratta di allegre fantasticherie, ma a volte queste idee prendono i contorni di qualcosa di più concreto e tangibile. Questo, capita quando siamo attraversati da un trauma. Non lo intendo con  un’accezione negativa, o particolarmente violenta dal punto di vista psicologico o fisico, ma come un evento qualsiasi, abbastanza forte da suscitare in noi una riflessione profonda. In un animo già pervaso da un istinto idealista, si infiammano idee e convinzioni, portando spesso a decisioni forti, che spesso deviano da un’esistenza “normale”.

 

 

 

“Perchè, sai cosa non capisco? Io non capisco perchè le persone, perchè ogni cazzo di persona è così cattiva col suo prossimo, così spesso cazzo. Non hanno senso per me i giudizi, il controllo, tutto…”

 

Christopher McCandlessInto the Wild – nelle terre estreme

 

 

 

Nel caso di Chris, l’evento in questione fu la scoperta di alcuni enormi dettagli nel passato sentimentale del padre. Si può facilmente immaginare che, per lui, si può parlare anche di un “trauma” psicologico. Eppure, sarebbe noioso e retorico tentare di spiegare le scelte del ragazzo, riducendole a quelle di un giovane con il cuore e la testa pieni di troppi libri e rancore verso i genitori, che gli avevano taciuto il proprio passato. La verità è che sentiamo un bisogno vitale di attribuire ad ogni fenomeno una causa sicura, certa. Ciò che non riusciamo a spiegarci ci fa paura, e questa paura è sfociata nella rabbia del pubblico per McCandless. Mi piacerebbe sapere cosa pensino queste persone delle forze ed i sentimenti che agitavano l’animo del ragazzo: anche lui, allo stesso modo, non riusciva a darsi una risposta, e la relativa domanda gli teneva la gola e il petto, estendendosi a ogni cosa che lo circondava.

 

happiness real only when shared

Tutti conoscono la  frase che Chris annotò a margine di un paragrafo de Il dottor Zivago, tre settimane prima di morire: “Felicità è vera soltanto se condivisa”. Certo, è eccessivo voler prendere questa semplice annotazione come la certezza del cambiamento avvenuto in Chris, nei quasi quattro mesi di solitudine in Alaska.  Eppure, altri appunti e commenti, compreso il suo ultimo messaggio d’addio, sembrerebbero rendere quest’ipotesi molto di più che una sola conclusione cinematografica a effetto. Pare che il ragazzo, nei suoi ultimi giorni di vita, fosse finalmente giunto a  una conclusione. Rompere lo schema meccanicistico della naturale esistenza, reagendo con quanto di più ingiusto ed anti-naturale ci sia. Quel perdono visto da Chris prima di morire, finalmente gli rivela felicità e amore per quello che sono: ingiuste e immeritate.

 

Condividere la felicità e l’amore per qualcuno non significa rifiutarne l’assenza, o esigere le risposte da un mondo che sembra un grande scherzo. Un mondo che ti dà una verità, e poi la smentisce, ti dà la felicità, la giovinezza, e si riprende tutto, ti dà un figlio e se lo porta via. In quella grande illuminazione che Chris ebbe al termine della propria vita cogliamo il suo profondo lascito, quello di un ragazzo morto a ventiquattro anni in un’estate d’Alaska. Che il TUO viaggio, sia.

 

 

 

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