Tutti i raggi d'Islanda
Iceland

Il diario di un incauto viaggio in bicicletta, percorrendo 1900 km in sella e tenda, fra fiordi, deserti, geyser, ghiacciai, inseguendo un'idea nata per caso, e alimentata in maniera piuttosto sconsiderata dal sottoscritto. Senza nessun allenamento o conoscenza tecnica, inizierò a pedalare, cercando con foto e parole di raccontarvi una 'nticchia della terra che calpesterò.

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Il Blog del Cicloturismo
Viaggio

Rocce e piume, in bianco e nero – quarto giorno d’ Islanda

By on agosto 21, 2017

Skògafoss è enorme. Anche se sono accampato a decine di metri di distanza, si sentono sulla tenda goccioline e goccioline d’acqua.
È bello come, con il sole, queste goccioline formino un arcobaleno perenne, proprio ai piedi della cascata. È stata persino intagliata una salita, nella roccia, che permette di ammirare la cascatona dall’alto.

Ancora quache foto e torno in strada, ma solo per poco: mi butto ancora una volta in una sterrata magnifica, che serpeggiando a Nord porta al Sólheimajökull, una delle tante lingue di ghiaccio visibili fin dalla strada, in questa parte d’Islanda.

Alcuni islandesi si armano di ramponi e stivali chiodati per farci passeggiate. Passeggiate su pezzoni di ghiaccione, fra crepacci e rocce, una meraviglia.

Dopo, ancora un po’ di strada e mi si para davanti questo:

essendo coperto da una collinetta di nulla, puoi vederlo solo all’ultimo,  ed è parecchio sorprendente, lì in mezzo, così, a cavolo. Un aereo USA e schianta del 1973, che rimase senza benza, ma per fortuna nessuno si è fatto nulla, nel capitombolo. Così, i passeggeri se ne sono andati a festeggiare in qualche pub, invece di pulire quello che avevano combinato.
Ma a conti fatti, meglio così.
Come si vede dalla foto, c’era un buontempone, con sole e venticello, ed è stato facile raggiungere Vìk. Ecco, Vìk è un posto particolare, perchè ci piove 360 giorni all’anno. Ed è di una bellezza pazzesca. Poco prima di inerpicarmi sulla strada verso Vìk, una deviazione verso la costa porta al promontorio con annesso faro di Dyrholaey.
Mi sennto costretto ad andare oltre, mi manca ancora parecchia strada da fare, così proseguo a malincuore. Ovviamente, dopo un km cambio idea, torno indietro, e mi butto a pedalare verso la costa. Non potevo fare scelta migliore.
Dopo la salita più tosta (fino a quel momento) del viaggio, arrivo in cima al promontorio, e rimango senza parole. C’è una vista incredibile, resa ancora più bella dal tramonto, il faro si staglia in mezzo al niente, in lontananza il mare e gli scogli sembrano grande grande e piccoli piccoli. E non è tutto.


Dalla scogliera, vedo volare sul mare parecchi pennuti. A una prima occhiata sembrano gabbiani, ma quando li vedo zampettare li riconosco: sono pulcinelle di mare, pennuti che quando volano sono come tutti gli altri, ma quando “camminano” dondolano, inciampano, si grattano, si appallottolano.

 


Conosciuti come “Puffin”, (in italiano pulcinelle di mare), sono i volatili più goffi e impacciati che si possano immaginare. Se poi si guarda la loro faccia paffuta, è inevitabile trovarli simpatici.
Infatti, negli ultimi anni sono diventati un po’ la mascotte dell’Islanda. Vivono nella scogliera, calanbo sul mare, e tornano nei loro buchi con un pescetto nel becco. Mi arrivano talmente vicini che posso quasi toccarli, ma se ci provo iniziano a guardarmi con aria interrogativa. Be’ a dire il vero guardano così un po’ tutto.

Ridiscendo il promontorio, e pedalo parecchio per aggirare il costone che mi separa da Reynisfjara, la spiaggia nera di Vìk. In realtà, anche nel Nord ci sono parecchie altre spiagge vulcaniche, piuttosto simili, ma questa è proprio nera nera nera, così crea con il bianco del mare un contrasto stupefacente.
E poi, ha delle colonne di basalto che sembrano squadrate col righello, come degli scalini. Un trono di rocce.

È una delle parti più ricche del mio viaggio, sono talmente “pieno” che torno a pedalare senza sentire minimamente la fatica. Solo il sedere comincia a protestare un po’, ma mi consolo pensando che potrei dover viaggiare senza sellino.

La parte più importante della bici

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