Tutti i raggi d'Islanda
Iceland

Il diario di un incauto viaggio in bicicletta, percorrendo 1900 km in sella e tenda, fra fiordi, deserti, geyser, ghiacciai, inseguendo un'idea nata per caso, e alimentata in maniera piuttosto sconsiderata dal sottoscritto. Senza nessun allenamento o conoscenza tecnica, inizierò a pedalare, cercando con foto e parole di raccontarvi una 'nticchia della terra che calpesterò.

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Viaggio

A Nord si va in salita – troppa Islanda tutta insieme (pt.1)

By on ottobre 24, 2017

A Nord si va sempre in salita. Non è questione di gravità o geometria, ma di sensazioni. Non c’entrano nemmeno il numero di discese o salite, che a rigor di logica, in un percorso circolare dovrebbero essere sempre uguali, dipendendo solo dal senso di marcia.  Si “scende” in Italia, si “scende” in Calabria. In Islanda, nella maggior parte dei casi, si sale e basta. Mentre lascio Djupivogur,, entusiasta e pedaloso, ho quella netta sensazione di cominciare una lieve ma costante scalata. Non è una sensazione fastidiosa. O almeno, non lo sarebbe stata se non avessi forato due volte nel giro di un’ora, rimanendo appiedato nel mezzo del cammin.

Valutate le poche alternative (caricarmi tutto tutto in mano e non andare proprio da nessuna parte; mollare tutto e andarmene a piedi, lasciando armi e bagagli in balia delle temibili pecore islandesi; diventare un islandese;), scelgo per l’unica soluzione sensata: autostop.

 

Certo, non sarebbe stato più un viaggio “vergine”, dove avevo contato solo sulle mie gambine. E certo, di questo non me ne importava un fico secco. No, il problema era la leggera difficoltà nel trovare un povero cristo disposto ad incollarsi una bici, un quintale di roba e un tipo strano dalla dubbia moralità e provenienza. Il tutto, in una delle zone meno trafficate d’Islanda.

E infatti, nel giro di un’ora siedo sul sedile posteriore di un’auto, percorrendo quei 15 km che mi separano da Egilsstadir. Può sembrare strano, ma a volte mi domando se non siano i problemi a fare di tutto per sembrare il più possibile complicati, prima di risolversi (più o meno) da soli. Non sono sicuro di aver capito quello che ho scritto.

I due samaritani che mi hanno scarrozzato sono polacchi, ma la mia mente limitata non mi ha permesso di ricordare i loro nomi. Sappiate che vi penso, generosi crucchi mancati.

Riassestato il ferrovecchio ad Egilsstadir, riprendo alla volta del Nord. Ho di nuovo il vento in coda, e la testa è di nuovo libera di contemplare cieli, terre e ovini. Poi, verso sera, sarebbe iniziato il patasfrasch, causa dei soli cinque scatti nei cinque giorni successivi. Ma meglio andare con ordine.

 

In Islanda si può parlare di una tangibile divisione fra Nord e Sud, anche a livello climatico. Reykjavík e Akureyri, i fiordi e la costa, eccetera. Facendo un paragone con l’Italia, si potrebbe dire che ero appena uscito dalla terronia islandese. E infatti, per quei successivi quattro giorni, ‘o sol sarebbe diventato un ricordo, cancellato da pioggia, ghiaccio, vento, ed una fastidiosissima nebbiolina. Di ghiaccio, pure quella. Da Egilsstadir proseguo a Nord fino ad incontrare il corso dello Jökulsá, che poi seguo piegando ad Ovest.

La strada costeggia la profonda valle scavata dal fiume, senza mai incrociarlo di nuovo, e quando non riesco più a vederne la direzione, mi getto in una sterrata. È davvero bello come, abbandonando la N1, in poco tempo il panorama cambi completamente, facendosi prima chiuso, roccioso e aspro, e poi di nuovo aperto, ma di una desolazione disarmante. Terra nuda, nera, e completamente sforacchiata di buche.

È in questo momento che il tempo si fa impossibile, da Nord spira un vento artico tremendo, sparandomi dritto in faccia tutta la pioggia che mi è mancata fino ad ora. In collaborazione con la strada sterrata, ce la mette tutta per farmi ruzzolare giù dalla bici, e un paio di volte ci riesce. Per la prima volta, mi chiedo se ho fatto la scelta giusta, partendo (E non sarà l’ultima) . Ma poi raggiungo la stalla ufficialmente-più-isolata-d’Islanda e almeno per un po’ posso asciugarmi la buccia e la testolina. Il vento per i giorni successivi va peggiorando, e il tempo comincia a scarseggiare. Yuppi.

"Stalla Islandese"

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