Tutti i raggi d'Islanda
Iceland

Il diario di un incauto viaggio in bicicletta, percorrendo 1900 km in sella e tenda, fra fiordi, deserti, geyser, ghiacciai, inseguendo un'idea nata per caso, e alimentata in maniera piuttosto sconsiderata dal sottoscritto. Senza nessun allenamento o conoscenza tecnica, inizierò a pedalare, cercando con foto e parole di raccontarvi una 'nticchia della terra che calpesterò.

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Il Blog del Cicloturismo
Viaggio

Ho inventato la bici a vela – una settimana d’Islanda

By on ottobre 2, 2017

Quando c’era ancora la Melevisione (cribbio, sto invecchiando) su Rai3 mandavano in onda un cartone animato geniale, “Eureka”.

In ogni puntata si raccontava la nascita di un’invenzione, che fosse la lampadina,  l’orologio meccanico, o le patatine fritte. Sotto forma di storia, ne mostravano i primi passi, e più la trovata era casuale,  più divertenti erano il racconto e i personaggi.

A chi non piacerebbe essere ricordato come  l’inventore di qualcosa, possibilmente di utile?

Ricordo che da bambino (quindi non troppi mesi fa), mi piacevano un sacco le storie di Topolino con  Archimede, e credo di aver provato a riprodurre le sue idee più volte. Di solito non ottenevo granché, o mi usciva fuori qualcosa di totalmente diverso da quello che avevo il mente, ma non m’importava più di tanto: il divertimento era spastricciare.

In Islanda ho spastricciato tanto. Lasciato il comodo lido di Höfn (si pronuncia: singhiozzo), mi lancio nel cuore dei Fiordi Orientali, cominciando un infinito saliscendisali di curve. La strada sguscia fra scogliere a picco su scogliere ancora più a picco ad Est, e i denti delle alture interne ad Ovest. Gli scogli sono zeppi di pennuti di ogni tipo, c’è pure qualche fotografo senza piume ad immortalarli. Il paesaggio è così vario da non accorgermi della distanza percorsa, e prima di fermarmi vado più avanti di quanto avrei voluto.

 

 

 

Ma quando lo scoglio cala, diventa prima sassi e poi sabbia nera, mi rendo conto per la prima volta di star guardando un mare strano, diverso dall’unico che ho potuto vedere nella mia (poco) marittima vita.

 

Non sono tanto le onde, la sabbia, o il vento. È più il silenzio, non c’è nessuno…

Mare del Nord

Onde

Onde3 Onde2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Comunque, parlavo di invenzioni. Ecco l’idea, molto semplice:  prendete una bici e provate a capire se un vento tremendo sta soffiando dietro di voi. È facile, se fosse il contrario probabilmente ora state imprecando; cercate una strada in pianura; (o in discesa, la pendenza va di pari passo con il disprezzo per la vostra pellaccia)

Iniziate a pedalare e non fermatevi:

arrivato più o meno a questo punto, ho voluto provare l’idea che mi sballonzolava in mente da parecchio tempo: smetto di pedalare, stacco completamente le mani dal manubrio e spiego la giacca a vento. Ne vado molto fiero, funziona!

Come ho provato la frustrazione di quando il vento soffia in direzione contraria, così, in coda, è esaltante: sono in pianura e non devo quasi toccare i pedali,  solo stare attento a non schiantarmi da nessuna parte.

Purtroppo, i fiordi finiscono troppo presto, costringendomi a piegare ancora verso l’entroterra.

 

Per evitare fraintendimenti, il paesaggio rimane mozzafiato, ma la stanchezza inizi a farsi sentire:

 stanco 

 

 

 

 

+

 

 

 

Così, quando vedo questa roba, è molto difficile frenare l’entusiasmo, che mi avrebbe fatto entrare a mollo anche con con tutta la bici:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prima che il sole tramontasse, son passati Arthur, Philip e Vera, due ragazzi francesi e una ragazza tedesca raccattata in autostop. Mi hanno offerto del Whisky.

L’ho sempre detto che la Francia non meritava di perdere nel 2006

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