Tutti i raggi d'Islanda
Iceland

Il diario di un incauto viaggio in bicicletta, percorrendo 1900 km in sella e tenda, fra fiordi, deserti, geyser, ghiacciai, inseguendo un'idea nata per caso, e alimentata in maniera piuttosto sconsiderata dal sottoscritto. Senza nessun allenamento o conoscenza tecnica, inizierò a pedalare, cercando con foto e parole di raccontarvi una 'nticchia della terra che calpesterò.

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Ciondoli magici
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Frutta secca e ciondoli magici – in trappola a Keflavík (pt.2)

By on Agosto 6, 2017

7Dopo cinque notti in aeroporto, il morale era atterrato del tutto.

Non speravo più nell’arrivo del bagaglio, volevo solo passasse l’ultimo giorno per godermi un po’ d’estate in Italia, con un bel po’ di rabbia per non aver realizzato un viaggio pianificato da mesi,  non per causa mia. Intendo, non sarebbe stato così frustrante se fossi stato io a fermarmi o ad arrendermi, o a decidere di tornare indietro. Ero completamente impotente. Solo parlare con le persone che incontravo riusciva a farmi stare allegro. E ne incontravo ancora tante. E non solo ci chiacchieravo e ci scherzavo per ore, senza rendermi più conto del tempo che passava. Probabilmente in questo periodo ho ricevuto più doni che in tutta la mia vita. Ogni persona che conoscevo, insisteva per darmi qualcosa. Non so perché, le persone che ho incontrato sono state fra le più gentili e generose della mia vita. Forse, quando la gente è in viaggio, ha con sé meno, e quel poco che ha gli sembra naturale condividerlo. Tutti mi appioppavano cibo, tende, coperte, sacchi a pelo, fornelletti, uova, biscotti, mentine, cartine, consigli, così tante cose che alcune le ho dovute rifiutare. Fra queste, ho incontrato un gruppo di ragazzi sudamericani (Andrea, Sophia, Giulia e Omar), provenienti da El Salvador, Venezuela e Cile. Io non so un tubo di Spagnolo, eppure abbiamo parlato per ore. È incredibile quante cose si possano imparare chiacchierando con persone da cui in teoria non potresti comprendere una parola. Alla fine, insistono per darmi anche loro un po’ di cibo (frutta secca sudamericana, strana, non so cosa fosse, ma era buonissima, grazie) e due ciondoli. A sentir loro, con quelli mi sarebbe arrivato tutto, potevo stare tranquillo.

Allora, premetto che io a queste rafaganate non ci credo, ma  loro sembravano davvero convinti, e ho accettato. Così, quella sera mi sono di nuovo accucciato in un angolo dell’aeroporto, e mi sono addormentato piuttosto presto. Alle 3 di notte sono venuti a svegliarmi.

Nell’aeroporto funziona così, se vedono che stai dormendo a una certa ora arrivano, ti scuotono, e ti dicono: “Hey! The airport is waking up!” con un tono tutto allegro. Li avrei ammazzati ogni singola volta. Non solo era difficile prendere sonno, ma non aveva nemmeno senso. Le persone potevano rimanere nello stesso punto, sdraiate nella stessa posizione, ma dovevano aprire gli occhi. A volte meditavo di  dipingermi le palpebre.

Così quella sera arrivano e mi svegliano, come tutte le altre sere. Ma era un po’ troppo presto. Infatti, non si sa come, era sbucato fuori tutto. Senza nemmeno guardare in faccia lo staff o dire una parola, prendo ogni cosa, monto, riassemblo, stringo, avvito, lego tutto durante la notte. Alle quattro di mattina sono in sella. Finalmente, sento di nuovo scorrermi addosso il brivido avvertito dall’oblò dell’aereo.

Morale della favola, per molti Pipel are not important, but if gli rompi le balle, forse li costringi a fare il proprio dovere. Soprattutto se dalla tua hai dei ciondoli magici.

 

P.S. Alla fine, tutto sommato, sono stati cinque giorni fantastici, quindi mi ritengo ancora un uomo di parola.

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